Il lavoro del fisiatra interventista

Scrivo questo breve post  per chiarire alcuni frequenti dubbi da parte dei colleghi e pazienti.

Quale è la differenza tra il fisiatra clinico e il fisiatra interventista?

Il Fisiatra clinico, tradizionale si occupa dell’elaborazione del progetto riabilitativo  del paziente, una volta che ha appurato la diagnosi e valutato i diversi programmi di cura possibili per il singolo caso.

Il Fisiatra interventista  invece, si occupa di stabilire una diagnosi funzionale  più raffinata in quanto analitica d’ un determinato problema, per esempio una spalla dolorosa da tendinopatia in un quadro di conflitto , oppure un ginocchio dolente per una tendinopatia dei flessori. In questo modo attraverso una diagnostica clinica e dinamica, usando l’ecografo (in tempo reale), si accerta della natura del problema ed è in grado di proporre un trattamento  mirato , sebbene un po’ più invasivo, come infiltrazioni o energia fisica somministrate nel punto preciso , sotto guida ecografica,  andando a creare una cascata di eventi antiflogistici e riparativi nell’organo colpito.

Questo programma terapeutico mirato, deve apportare dei benefici palesi e quasi immediati; le sedute si possono ripetere  per cicli brevi  di  4 o 5 sedute, considerando sempre un periodo di tempo determinato; in seguito si valuteranno i risultati ottenuti  e il paziente potrà continuare se necessario  con il trattamento  fisioterapico e kinesico (fatto dal fisioterapista), in modo di  per poter consolidare e migliorare risultati e funzionalità complessiva.

Quando rivolgersi  ad un fisiatra interventista? 

Il momento migliore è quando un paziente  ha fatto una cura con farmaci antidolorifici e antinfiammatori per un problema diagnosticato dal proprio medico curante, oppure ha iniziato i trattamenti con il fisioterapista , ma non trova un beneficio consistente al suo problema.  Questo è il momento migliore per andare dal fisiatra interventista che accerterà la diagnosi e farà dei trattamenti mirati per un periodo di tempo, fino alla guarigione o fino a quando le condizioni consentiranno il paziente il ritorno dal fisioterapista per completare il programma di riattivazione osteomuscolare.

Alcuni esempi pratici:

Paziente affetto da dolore al tallone, problema insorto da qualche mese, con persistente difficoltà al cammino.

in questo caso il paziente dovrebbe provare in primis:

  • rivolgersi al medico curante e provare una cura locale, ghiaccio e riposo;
  • modificare il tipo di calzatura, prediligendo scarpe con suola robusta, rialzo al tallone ben ammortizzato;
  • tentare qualche seduta con terapie fisiche: magneto, ultrasuono, laser antalgico

se questi provvedimenti non dovessero essere sufficienti allora si pone una buona indicazione per rivolgersi al fisiatra interventista, il quale potrà:

  • completare la diagnostica, eseguendo un’ecografia dinamica, eventualmente richiedendo altre immagini radiografiche;
  • eseguire una terapia con onde d’urto focali o radiali  sul sito della problematica riscontrata;
  • eseguire una terapia infiltrativa mirata a livello della fascia plantare (needling e scollamento fasciale).

Questo tipo d’approccio aumenta moltissimo la probabilità di successo e soddisfazione percepita da parte dei pazienti.

Altro esempio:

Paziente giovane sportivo con dolore persistente alla spalla.

in questo caso consiglio:spalla dolorosa

  • provare con prodotti locali, gel ,crema o cerotti medicati
  • riposo articolare, evitare sforzi di sollevamento e posture con gli arti eccessivamente ruotati
  • parlare con il proprio medico curante, il quale potrà consigliare un primo livello diagnostico:  Rx o ecografia
  • rivolgersi a un fisioterapista e sottoporsi a qualche seduta di terapie manuali e antalgiche strumentali

se questo approccio non apporta giovamento allora è indicato rivolgersi al fisiatra interventista il quale potrà:

  • completare la diagnostica mettendo insieme i dati raccolti ad un attenta valutazione ecografica dinamica in modo di chiarire la natura del problema
  • eseguire un trattamento antalgico con terapie fisiche, estemporanee, laser, onda d’urto
  • oppure eseguire un trattamento infiltrativo antalgico e viscosupplettivo a livello bursale, articolare o tendineo
  • elaborare un successivo prosieguo terapeutico da fare con il fisioterapista o in palestra in modo di consolidare e prevenire ulteriori ricadute.
gustavoIl lavoro del fisiatra interventista

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